Le storie possono cambiare. E a volte cominciano da una parola, una canzone, una scelta condivisa.
È questo il senso di “La violenza non è una bella storia”, il videoclip rap nato all’interno di un percorso partecipativo che ha coinvolto giovani accolti nei progetti del SAI metropolitano del Comune di Bologna, tra cui anche alcuni ragazzi che stanno rafforzando i loro percorsi grazie a Vesta.
Un laboratorio che ha trasformato musica, scrittura e immagini in strumenti di confronto su un tema tanto delicato quanto necessario: la violenza di genere.
Partendo da esperienze, riflessioni, riferimenti musicali e vissuti personali, i partecipanti hanno costruito insieme il testo del brano e il racconto del videoclip, interrogandosi sui modelli di mascolinità, sulle relazioni e sul rispetto reciproco.
Il progetto, realizzato da SMK Factory e Manuel Simoncini (Keep It Real Bologna) con il coordinamento della cooperativa Lai-momo, ha scelto il linguaggio del rap per parlare ai giovani con autenticità, creando uno spazio di ascolto e confronto tra pari, lontano da approcci moralistici e capace di valorizzare il dialogo.
Tra i protagonisti del videoclip ci sono anche Habib, Umar e Daouda, tre giovani che stanno costruendo il proprio percorso di vita all’interno dei progetti di Vesta e che hanno scelto di mettersi in gioco per promuovere una cultura fondata sul rispetto, sulla parità e sul rifiuto di ogni forma di violenza.
Habib studia, lavora, coltiva una grande passione per la domotica ed è un pugile professionista. Oggi è inserito in un percorso di accoglienza in famiglia, un’esperienza che lo accompagna nella conquista della propria autonomia e nella costruzione del suo futuro.
Anche Umar concilia studio e lavoro. Ama trascorrere il tempo nella natura e giocare a scacchi. Il progetto di accoglienza in famiglia rappresenta per lui uno spazio di relazione, condivisione e crescita personale.
Daouda, invece, lavora come addetto alle vendite ed è appassionato di boxe. Attraverso un percorso di affiancamento sta consolidando legami e nuove opportunità sul territorio.
Prima di arrivare alla realizzazione del videoclip, i ragazzi hanno partecipato a momenti di approfondimento dedicati alla prevenzione della violenza di genere insieme alla Casa delle Donne per non subire violenza e al centro Senza Violenza. Successivamente hanno lavorato alla scrittura del brano, alla costruzione del videoclip, alle prove artistiche, alle registrazioni musicali e alle riprese, accompagnati da professionisti del settore audiovisivo, educativo e musicale.
Il risultato è molto più di un videoclip. È il racconto di un percorso collettivo che dimostra come il cambiamento possa nascere dall’ascolto, dal confronto e dalla partecipazione attiva.
Con il loro impegno, Habib, Umar, Daouda e gli altri, hanno scelto di prestare la propria voce a un messaggio importante: contrastare la violenza significa costruire ogni giorno relazioni fondate sul rispetto, sulla responsabilità e sulla parità. Un messaggio che acquista ancora più valore perché arriva da giovani che stanno costruendo il proprio futuro attraverso percorsi di accoglienza, autonomia e partecipazione.
Il videoclip è stato presentato per la prima volta a Bologna durante il convegno “Atlante delle Persone” e successivamente proiettato nell’ambito delle iniziative dedicate alla Giornata Mondiale del Rifugiato, raccogliendo l’interesse del pubblico e dando voce ai giovani protagonisti del progetto.
Perché educare al rispetto significa anche questo: offrire ai ragazzi spazi in cui possano raccontarsi, esprimere il proprio talento e diventare protagonisti di un cambiamento culturale che riguarda tutti noi. Qui il videoclip


