Bologna, la famiglia che ha scelto di vivere con un migrante di 18 anni: «Ci ha arricchito la vita, per i nostri figli è stato normale»

Articolo di Micaela Romagnoli pubblicato sul Corriere di Bologna il 22 settembre 2025

 

La famiglia con due figli di 8 e 5 anni ha deciso di ospitare Ousmane cresciuto in Guinea e arrivato in Italia da minore solo non accompagnato: «È la nostra piccola goccia per rendere la società migliore»

«Siamo cambiati dopo il suo arrivo da noi?». Pietro e Cecilia se lo chiedono e non rispondono subito. Ma Osi, sorridendo fino agli occhi, lo fa per loro: «Sì, siete diventati più sportivi!», scherza. E fa scattare una risata spontanea, complice, nel soggiorno di casa, a Casalecchio di Reno, dove spicca una parete piena di disegni dei due figli, Serena di 8 anni e Carlo di 5. Da sei mesi, con loro c’è anche Ousmane, un ragazzo di 18 anni, nato in Costa d’Avorio, cresciuto in Guinea, dove ancora vivono i genitori, due sorelline e un fratello minore. Sono trascorsi cinque anni dall’ultima volta che li ha visti. Non racconta del suo lungo viaggio migratorio, iniziato quando era poco più di un bambino, a 13 anni, fino ad arrivare a Bologna il 18 gennaio 2023. Ma le date le ricorda tutte nel dettaglio. Come quella del 27 febbraio 2025, giorno in cui ha cominciato a vivere con la sua famiglia italiana, grazie al progetto Vesta per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati e dei neo maggiorenni.

«Un giorno vorrei tornare in Guinea»

«Mi piacerebbe un giorno tornare in Guinea e poter aiutare la mia famiglia. È per questo che sono venuto», confida Osi. Intanto, sorride. «Sorrido sempre, per questo a volte qualcuno mi prende in giro. Sorrido, anche mia madre fa così, l’ho preso da lei. E quelle poche volte che non sorrido si capisce cosa ho dentro. Sto bene, ma capita di non sentirmi come vorrei. È da cinque anni che sono una persona abituata a essere sola».
Adesso non più come prima, però. «Noi ci siamo e non andiamo via», lo rassicura Pietro. «Inizialmente Ousmane ha vissuto in una comunità per minori non accompagnati in zona Cirenaica — spiega Marina Misaghi Nejad, orientatrice di prossimità di Vesta —; fin dal suo arrivo in Italia, si è dimostrato molto collaborativo e motivato, ha seguito percorsi di alfabetizzazione e lingua italiana, ha conseguito la qualifica in termoidraulica. Ora gli manca solo il passo dell’avvio al lavoro per cui è in carico a un nostro tutor».

«La nostra piccola goccia per una società più bella»

Le strade di Osi e quella di Pietro, docente di Economia, e di sua moglie Cecilia, consulente per progetti di sviluppo sociale internazionale, entrambi bergamaschi d’origine, a Bologna per il lavoro di lui all’Alma Mater, si sono incontrate grazie al desiderio della coppia di dare «la nostra piccola goccia di contributo a costruire una società più bella». Una goccia che significa aprire le porte di casa propria e offrire spazio, facendosi punto di riferimento per chi non ce l’ha o l’ha lasciato troppo lontano.
«Tutto nasce con la guerra in Ucraina, quando per la prima volta abbiamo sentito parlare del progetto Vesta e abbiamo compilato qualche modulo —ricorda Cecilia — Poi, è passato del tempo. A distanza di due anni, abbiamo ricevuto la newsletter di Vesta che annunciava l’avvio di un nuovo percorso di formazione per l’accoglienza in famiglia. Ci eravamo appena trasferiti a Casalecchio, in una casa grande e abbiamo deciso di ridare la nostra disponibilità. Dopo pochi giorni, ci hanno chiamato e abbiamo partecipato agli incontri di formazione».

Come hanno reagito i bambini

Non sono mancati dubbi rispetto all’impatto sul loro nucleo e in particolare sui loro bambini. «Al termine della formazione, abbiamo scelto convinti di accogliere». Ne parlano con naturalezza. «In questa casa di spazio ce n’è. Non dovevamo stringerci o cambiare chissà che cosa — spiega Pietro — Anche i bimbi l’hanno presa come una cosa normalissima».
Dietro, però, c’è un grande lavoro degli operatori e dei servizi sociali per cercare di costruire il percorso più adatto per la famiglia accogliente e per il ragazzo. «Con Cecilia e Pietro — spiega Paola Cavalleri, assistente sociale dell’equipe di prossimità — abbiamo ragionato sull’accoglienza di un neo maggiorenne. Abbiamo pensato che Ousmane potesse stare proprio bene con loro e così abbiamo atteso lo scoccare dei 18 anni. Qualche giorno prima di compierli si è trasferito».

Il compleanno speciale

Il 10 marzo 2025 a spegnere le candeline sulla torta c’erano sia Osi, per i suoi 18 anni, sia Serena, per i suoi 8 anni. «Una coincidenza, quella della data di nascita di Ousmane e di nostra figlia, che ci ha fatto capire ancora di più che era giusto così», dice Cecilia. Lui si è inserito facilmente nelle dinamiche familiari, contribuisce alla vita allegra della casa di Cecilia e Pietro, ha la sua stanza, i suoi impegni, gli allenamenti settimanali e le partite di calcio di cui è appassionato, il corso per la licenza media da frequentare, ascolta i Pinguini tattici nucleari, gioca e si diverte con i bambini e «quando sto con loro mi sembra di essere come con i miei fratellini».

Ogni tanto, si diletta a cucinare per tutti riso con pollo e acheke, piatto tipico a base di manioca. Allora, sì, «ci ha cambiato — risponde a quella prima domanda Pietro — vivere con Osi è molto arricchente; capiamo le cose da una prospettiva diversa. Averlo con noi è la cosa giusta da fare». «Siamo contenti che i nostri figli vivano come la normalità il fatto di essere aperti al mondo — conclude Cecilia — perché c’è sempre un modo per essere accoglienti». Osi li ascolta, ringrazia. E sorride.

Se vuoi partecipare attivamente all’accoglienza e integrazione di ragazzi minori stranieri sul nostro territorio candidati qui https://www.progettovesta.com/partecipa/