Chiara, Luca e Amadou, una nuova vita a tre «È arrivato a casa nostra dopo un viaggio terribile Dopo 2 anni è autonomo»

Chiara, Luca e Amadou, una nuova vita a tre «È arrivato a casa nostra dopo un viaggio terribile Dopo 2 anni è autonomo»
La coppia: «È con noi dal 2022, fa parte della famiglia»

Quando si chiede ad Amadou cosa gli mancherà di più di Chiara e Luca, quando andrà a vivere da solo, si illumina dietro un sorriso enorme e risponde senza filtri: «La pasta che cucina Luca, non la mangerò mai più così buona». Amadou oggi ha vent’anni. È arrivato dal Senegal dopo un viaggio della speranza lungo un anno. «Uscire di casa tua e andare in un posto sconosciuto è stato difficile», racconta lui, seduto sul divano della casa immersa nel verde fuori Sasso Marconi che lo ha accolto negli ultimi due anni e mezzo. Le vite di Amadou, oggi ventenne, e quella di Chiara Pazzaglia, 49 anni, e di Luca Signorelli, 47 anni, si sono incrociate nell’aprile del 2022. Loro, senza figli, avevano deciso di aprire le porte di casa loro a qualcuno che ne avesse bisogno. Un gesto di amore e politico allo stesso tempo. «Un’amica ci ha raccontato del progetto Vesta – raccontano loro -, abbiamo fatto un corso, abbiamo fatto diversi incontri con uno psicologo che ha valutato la nostra idoneità e la nostra condizione abitativa e nell’aprile del 2022 ci è stato affidato Amadou che non aveva ancora 18 anni e che fino a quel momento era stato in una comunità a Monghidoro.

C’è bisogno di famiglie e cittadini che accolgano questi ragazzi, perché questo tipo di esperienza è quel qualcosa in più che serve per accompagnarli verso l’autonomia». Amadou, che quando è diventato maggiorenne è uscito dalla formula dell’affido ed è rimasto a casa della coppia con la formula dell’accoglienza in famiglia, insieme a Chiara e Luca ha imparato la vita fuori dalla comunità, ha finito la scuola professionale, ha preso la patente, ha trovato lavoro come elettricista e a fine mese, se tutto va come deve andare, andrà a vivere in affitto a Bologna insieme a un suo amico. C’è un pizzico di nostalgia nel pensare a questo passaggio cruciale. C’è in tutti e tre. «Ma l’obiettivo finale di tutto questo progetto – dice con serenità la coppia – è che i ragazzi raggiungono l’autonomia abitativa e lavorativa». Amadou ce l’ha fatta. È arrivato che era un ragazzo cresciuto troppo in fretta, certo, e già con una sua autonomia caratteriale, ma andrà via dalla casa di Luca e Chiara che sarà un uomo perfettamente in grado di cavarsela da solo in un mondo che ha dovuto imparare da capo, totalmente diverso da quello da cui arrivava. «All’inizio questa sua autonomia – confida Chiara – ci aveva un po’ spiazzati, soprattutto a me che sono più materna, ma il valore aggiunto del progetto Vesta è anche dato dalla possibilità di incontrare ogni mese le altre famiglie accoglienti e di confrontarsi con loro. Abbiamo capito che ogni ragazzo è diverso, ciascuno ha il suo carattere e la sua storia alle spalle. Amadou è sempre stato autonomo e indipendente, fin da subito, e pian piano abbiamo trovato la nostra misura». Si fa colazione la mattina, ci si ritrova la sera a cena, spesso si guarda un film insieme. «Si chiacchera della nostra quotidianità – racconta Luca -, commentiamo l’attualità, ci sono le domande pratiche sul mutuo, sull’affitto, sulle bollette. Si parla del Senegal, del viaggio che ha fatto per arrivare qui, e un momento dopo ride e scherza come qualunque ragazzo della sua età». E poi ci sono la famiglia e gli amici di Chiara e Luca che sono diventati la famiglia e gli amici di Amadou. «Amadou – dice Luca – è sempre stato accolto bene da tutte le persone che frequentiamo, ha partecipato alle nostre cene in giardino, con i bimbi piccoli dei nostri amici è bravissimo e ha stretto un bellissimo rapporto con il papà di Chiara che Amadou chiama nonno Franco. Dice sempre di essere molto stupito di quanti anziani ci siano in Italia e di quante cose ancora facciano nonostante l’età, nel suo Paese non è
affatto così». La vita di Chiara e Luca con Amadou nell’arco di questi due anni e mezzo è stata costellata di prime volte. La prima volta che è salito su una macchina per prendere la patente, la prima volta che ha visto la neve nel giardino di Sasso Marconi, la prima volta che ha visto il Bologna allo stadio, la prima volta che è salito in funivia sul Monte Bianco. E fra poco ci sarà la prima volta in cui lo vedranno prendere le sue cose e lasciare casa per andare verso il suo futuro. «Sarà un po’ strano non vederlo girare qui, ma sappiamo che è giusto così». E Amadou come la vivrà? «Provo un po’ di emozione – racconta il ragazzo -, perché qui mi sono sentito molto amato. Questa ormai è come la mia famiglia, loro per me sono come un padre e una madre, perché con loro sono stato com’ero in Senegal con mia madre e mio padre. Mi mancherà fare le cose con loro, ma tornerò sicuramente a trovarli».

Dal Corriere di Bologna del 04/08/2024
articolo di Daniela Corneo