Minori stranieri, il rilancio dell’accoglienza «Abbiamo bisogno dell’aiuto dei bolognesi»

Articolo pubblicato sul Corriere di Bologna il 04/08/2024

Arrivano da soli dopo estenuanti viaggi della speranza e soprattutto negli ultimi anni è sempre più difficile trovare loro un posto. Solo un mese fa a lanciare l’allarme dei minori stranieri non accompagnati MSNA) era stato il questore Antonio Sbordone che aveva fatto un richiamo pubblico al senso di responsabilità per aiutare questi ragazzi nel loro percorso verso l’età adulta e l’autonomia.
Ed ecco che il Comune prova a rilanciare il progetto Vesta, uno dei fiori all’occhiello dell’accoglienza bolognese, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più cittadini nel sostegno di ragazzini che lasciano il loro Paese d’origine per trovare condizioni di vita migliori.

A ottobre prenderà quindi il via un nuovo percorso di formazione del progetto Vesta, organizzato dalla cooperativa sociale Cidas con la collaborazione di Asp Città di Bologna e di Palazzo d’Accursio, dedicato a famiglie, coppie o singoli cittadini che abbiano l’opportunità di aprire le porte della propria casa a un giovane migrante, in modo da accompagnarlo per un breve periodo, quando esce dal suo percorso in una comunità di accoglienza del sistema Sai, verso l’autonomia e l’integrazione, proprio come auspicato dalla legge Zampa.
Il progetto Vesta, nato nel 2016, fa parte del Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) di cui è ente titolare il Comune ed è nato proprio per dare supporto a quelle famiglie e quei cittadini che hanno deciso di affiancare un minore straniero non accompagnato. Un lavoro complesso, quello del progetto Vesta, che vede impegnata un’equipe multidisciplinare composta da professionisti del pubblico e del privato sociale e che ha come aspetto peculiare quello della ricerca, per ogni minore straniero, della famiglia, della coppia o del singolo cittadino più adatto al suo percorso verso l’autonomia. Ma, visti i numeri degli arrivi, sempre più alti negli ultimi anni, ora è necessario far crescere anche il progetto Vesta che dal 2016 a oggi ha visto 50 accoglienze di MSNA attivate e più di 200 cittadini formati.
«Quello che auspichiamo e su cui ci stiamo fortemente attivando attraverso l’organizzazione di formazioni e momenti di scambio e incontro – spiega Irene Pancaldi, coordinatrice del progetto Vesta per Cidas – è che sempre più cittadini e cittadine decidano di partecipare attivamente e in modo concreto a supportare i percorsi di chi è arrivato sul nostro territorio privo di reti e riferimenti familiari».

Ma l’accoglienza dei minori tra le mura domestiche non è l’unica modalità contemplata dal progetto Vesta, perché è possibile, sempre dopo un percorso formativo, anche affiancare i ragazzini che restano a vivere in comunità, organizzando con loro incontri, momenti di scambio, esperienze da fare insieme: un modo per creare attorno a loro una rete di persone che possano diventare un punto di riferimento, quando diventeranno maggiorenni. Dal 2016 a oggi sono stati più di 40 gli affiancamenti di questo tipo. «E poi vorremmo aprire di più le strutture di accoglienza ai cittadini attraverso affiancamenti di comunità – spiega Pancaldi – perché ci siamo resi conto che questo aiuta anche i ragazzini non ancora strutturati per l’accoglienza in famiglia a venire in contatto con una rete esterna». Una forma di accoglienza più «light» che però consente di allargare un cerchio che per i minori stranieri non accompagnati può essere fondamentale per la loro futura autonomia.